GIOVANNI D'ALOISIO MAYO
STAMPA CRITICA

MOSTRA DI SCENOGRAFIE ALLA GALLERIA DI ROMA
TEATRO DELLE ARTI - 1 DICEMBRE 1953
PRESENTAZIONE
        Sono felice di presentare un giovanissimo artista che meglio di essere un prodotto di scuola è, per ora, scenografo d’istinto, per naturale vocazione. Gli studi portano, necessariamente, alla copia prima e alla imitazione poi, influenzando sempre e soffocando l’originalità. Il pericolo delle scuole è quello di impedire, coi canoni dell’arte, la libertà di espressione. Sono d’avviso che è preferibile far esprimere al talento le proprie direzioni e, solo in un secondo momento, educare ed affinare con la cultura le tendenze spontanee.

        La storia, allora, non riuscirà a schiacciare, col suo peso, la natura che, questo, avrà già preso forma.

        Il giovane Giovanni d’Aloisio è “figlio d’arte”, come diciamo noi in teatro; ma l’arte sua - che ancora arte non è ma poesia: sogno - non ha rapporto con quella dell’illustre Padre che, nella pittura, fa tutt’altre cose.

        Oggi è il momento, per Giovanni, di informarsi su tutto quello che l’ha preceduto nei secoli, è giunta l’ora, per lui, di approfondire i trattati del Sabbatini, del Bibbiena, del Mandriani, le raccolte delle scene antiche e quelle moderne. Lo studio della prosodia, in questo genere di canto, aprirà nuovi orizzonti al suo stesso mondo; e saranno vantaggi senza danno. Ma noi qui vediamo che egli già possiede un fantasioso panorama di visioni che ci indicano i suoi prediletti “punti di incontro” col teatro, nelle buone facoltà del suo chiaro talento. Inutile che io esamini le diverse strade che ci rivelano la sua scenica poesia, sorgiva e ancora primitiva.

        Il visitatore giudicherà a proprio criterio, guidato dal personale gusto e farà, con me, tanti auguri al giovanissimo Giovanni d’Aloisio.

                                                                           ANTON GIULIO BRAGAGLIA

MOSTRA DI SCENOGRAFIE ALLA GALLERIA DI ROMA
“IL POPOLO” - 4 dicembre 1953
        Una prima impressione che si riceve nell’osservare le scenografie di Giovanni D’Aloisio è quella di ritrovarci nella parte vitale di un discorso, che ha le sue logiche premesse e che discende chiaramente alle sue conclusioni.

        Non una parola detta a caso, né un pretesto per fare dell’arte. Si vede, nell’artista giovane, il desiderio e la passione per la coerenza in quelle sue scene architettate con gli elementi della realtà e del sogno.

        Si guardi, ad esempio, l’interno per la rappresentazione di “DELITTO E CASTIGO” : l’aria della allucinazione non è repressa altrimenti che con i giochi dei bianchi, l’uno diverso dall’altro: il bianco del cielo fermo e compatto, il bianco delle lenzuola sconnesse, il bianco del lavandino e dello specchio.

        Tutto si muove in una atmosfera di attesa per accogliere il personaggio. E in realtà, osservando la composizione per le opere di Betti: “IL VENTO NOTTURNO”, di Cecov : “STRADA MAESTRA”, si comprende come l’intuizione poetica dei soggetti sia pervenuta a una essenzialità sincera.

        E ciascuno degli autori diversamente si presta all’interpretazione. Una scelta così ampia, che va da Sofocle a Salàcrou, da Ibsen a Sartre, sollecita nella fantasia del D’Aloisio tutte le sue possibili forze.

        Non si ha un quadro unico, regolato da una specie di ritmo persistente, a cadenza obbligata. La varietà dei motivi e delle soluzioni, in difficoltà tematiche così ardue, come sono quelle che provengono dalla diversa indole e natura degli scrittori antichi e moderni lo trova desto e pronto come uno degli affreschisti del nostro Quattrocento, esperti in una trama di un vasto racconto.

        Per la critica questa mostra alla Galleria di Roma non sarà la scoperta, come si dice, di un nuovo scenografo, ma piuttosto di uno scenografo nuovo. Perciò alla parola di stima e di presentazione di Bragaglia, nel giorno di apertura si aggiunge il saluto e l’augurio del pubblico.

                                                                                          ENNIO FRANCIA

(Lo stesso articolo è stato pubblicato dal “NOTIZIARIO D’ARTE”)

MOSTRA DI SCENOGRAFIE ALLA GALLERIA DI ROMA
“IL POPOLO DI ROMA” - 8 dicembre 1953
        “SCENOGRAFIA CONTEMPORANEA”. Alla Galleria di Roma in via Sicilia, Giovanni D’Aloisio espone bozzetti di scenografia da lui sudiati, su testi di autori di non facile interpretazione scenografica.

        Il D’Aloisio è un giovanissimo nel capo della scenografia e se non andiamo errati la sua unica produzione realizzata è “LA CAPANNINA”.

        Tutti i bozzetti rispecchiano l’entusiasmo di questo giovane per il colore, si che ogni bozzetto è in effetti un quadro in cui i rapporti coloristici sono bene equilibrati.

        Una serie di proposte sono la presentazione scenica di “ECLISSE DI LUNA” di Richardson e Berney, bozzetti che rappresentano bene l’inquadratura di ogni quadro.

        La scenografia per “GLI SPETTRI” ha in se quel senso di irreale e pur solido con la scarna vetrata che divide e comunica con il mondo e quindi in realtà con lo spazio, rendendo così la scena interna e pur spaziale. E’ questo a nostro avviso uno dei migliori bozzetti presentati dallo scenografo.

        Altro bozzetto in cui i particolare coloristici hanno una decisa prevalenza sulle masse è quello per “UN UOMO COME GLI ALTRI” di Salàcrou dove il pittore sovrasta lo scenografo forse migliorandone la qualità.

        Dei due bozzetti per la “FIGLIA DI JORIO” a noi è piaciuto di più quello del secondo atto, dove il respiro scenico è tale di far risentire l’ansia degli spazi e delle grandi masse che il D’Aloisio porta con sé quale bagaglio spirituale nella sua iniziale fatica.

        In complesso quindi la mostra ci ha avvicinato ad un giovane che ha in se reali possibilità, solo dovrà con l’esperienza realizzatrice raffinare ed attenuare alcuni slanci propri ai giovani che affrontano una via in fondo alla quale, forse non ancora intravista, si sono posti una meta.

        Il D’Aloisio ha bisogno che gli sia credito e che lo si ponga alla prova e quindi necessita che qualche autore o regista gli affidi delle scenografie da risolvere con fiducia e con larga spirituale assistenza.

                                                                                          MICHELE BIANCALE


MOSTRA DI SCENOGRAFIE ALLA GALLERIA DI ROMA
“IL GIORNALE D’ ITALIA” - 12 dicembre 1953
“MOSTRE D’ARTE” - GIOVANNI D’ALOISIO”

        In una mostra di scenografia, specie se di un giovanissimo, due sono gli elementi che soprattutto richiamano la considerazione: il primo è la fantasia, la capacità di esprimere per la suggestione di un testo forme che ne contengono e ne interpretano l’azione; il secondo è l’istinto dell’artificio. La corrispondenza tra la visione e i mezzi destinati a realizzarla.

        Per l’uno e per l’altro aspetto, i bozzetti di Giovanni D’Aloisio designano una promettente personalità: svincolata da schemi e imitazioni e al tempo stesso attenta al significato delle opere. Nelle sue scene limpide e piene di invenzione, luce e colore giocano squillante proprietà.

        I bozzetti per “GLI SPETTRI” e per “L’ ANTIGONE” meritano una speciale segnalazione, come pure quelli per “ECLISSI DI LUNA” di Richardson e Berney: una commedia di maghi e streghe, di cui il D’Aloisio ha disegnato anche i costumi.

                                                                                          DENTICE D'ACCADIA


MOSTRA DI SCENOGRAFIE ALLA GALLERIA DI ROMA
“RAI” - 7 dicembre 1953
        Una settimana quanto mai densa di mostre, ci obbliga a tenere un linguaggio stringato e da note da taccuino, eppure è peccato perché nell’affollarsi degli artisti che espongono saturando le gallerie, le botteghe e i locali caratteristici, s’avverte più d’uno che emerge nettamente dalla media del buon gusto e dalla operatività assidua.

        Sostate per esempio, magari tra un atto e l’altro, nel ridotto del Teatro delle Arti in via Sicilia, innanzi alle tempere di scenografia e di costume di Giovanni D’Aloisio, ancora quasi un ragazzo che per gli studi di architettura non ha trascurato la sua passione di scenografo: non soltanto alcuni dei bozzetti, come quello per “GLI SPETTRI” di Ibsen o, meglio, le scene per “ECLISSI DI LUNA” di Richardson e Berney sono originali e già maturi per una felice situazione, ma in tutta la visione scenografica corre una freschezza inventiva che sorprende e conferma la nostra fiducia nelle giovani forze dell’arte.

                                                                                          VALERIO MARIANI


MOSTRA DI SCENOGRAFIE ALLA GALLERIA DI ROMA
“LA GIUSTIZIA” - 19 dicembre 1953
        “Mostra di scenografia al Teatro delle Arti”

        Nel ridotto del Teatro delle Arti Giovanni D’Aloisio ha esposto una serie di scenografie ispirate ad opere di BETTI, CECOV, DOSTOIEVSKIJ, IBSEN, SALACROU, SARTRE e VIOLA, dimostrando originalità inventiva e ampio senso della composizione.

        Questa prima mostra di bozzetti per teatro, ci ha consentito di prendere contatto con un giovanissimo artista, che ha nel sangue l’amore per la scena, e nello stesso tempo avverte l’esigenza di trasfigurare il fatto puramente rappresentativo in un opera che possa vivere di per se, con strutture proprie. Vi sono alcuni bozzetti che veramente hanno una loro efficacia poetica e che superano quelli che sono di solito i pericoli della scenografia, cioè il decorativismo e l’illustrazione.

        Il giovane D’Aloisio pur mantenendosi nel clima teatrale, dimostra infatti di saper introdurre nella scena stessa elementi squisitamente artistici, vedi ad esempio i lavori ispirati alle opere di Cecov, di Ibsen, di Sartre e in particolare di Salàcrou e ad una nuova opera di Richardson e Berney. Qua e la si avvertono forse degli squilibri tecnici, e in particolare il desiderio prepotente di evadere, per forza, da quel rigore costruttivo di certe composizioni scenografiche.

        Ma tutto questo, in genere, è compensato dalla volontà di immergere in un clima emotivo l’apparenza fredda di una scena, e nello stesso tempo di animare nei giochi delle luci l’atmosfera della composizione, come pure di stabilire sempre accorti rapporti di tinte nelle diverse sezioni. Ed in questo bisogna riconoscere che la libertà di espressione e la forza di un talento ricco, anche se a volte troppo istintivo, consentono al D’Aloisio di raggiungere effetti veramente sorprendenti.

        L’ampio riconoscimento della critica e del pubblico sono state per il D’Aloisio la migliore conferma del successo della sua esposizione.

                                                                                          FRANCO MIELE

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