GIOVANNI D'ALOISIO MAYO

POESIE
DI
GIOVANNI D'ALOISIO



ALCUNE COSE DI ALCUNI
MOMENTI ORMAI PASSATI
ORMAI PRESENTI



A GRAZIELLA UNICA ISPIRAZIONE 1958-1983


PAESAGGIO

Il mio paesaggio
ho compreso.
Non c’è domani,
il mio paesaggio
è di ieri,
fatto con le cose
di oggi.
L’ amore al presente
va posto
in ogni cosa,
si che
il domani si ignori
e il trascorso
riempia.
I colori
son diversi ogni giorno,
i suoni
sembran gli stessi,
gli odori
mutano sempre.
Non l’ansia
ma lo sguardo
li cambia
al solo vederli.
TU SEI

Come acqua sei tu
che disseti,
che’ acqua non v’è
che mi cheti
ma la tua bocca.

Come fuoco io sono,
che m’accendo,
che fuoco non v’è
che va ardendo
senza tue braccia.

Come pietra mi rendi
tu forte
che’ non spero io
oltre morte
ma il tuo cuore.

Come vetro tu
puoi perdonarmi,
che’ specchio non ho
da mirarmi
ma i tuoi occhi.

Come vento tu passi
che mi scalda,
che calore non v’è
che rinsalda
ma il tuo spirto.

Come tronco tu sei
che sostiene,
che sostegno non v’è
che mi tiene
ma la tua fede.

Come sole tu sei
che rischiara,
che lindore non v’è
in vita amara
ma la tua anima.


GRIDA

Grida
o uomo,
non dormire
che nel tuo sonno
altri
fanno assenso.
Altri
sul tuo dormire
fanno cancelli
a te intorno.
Grida o uomo
e col grido
fai strade aperte
Apri o uomo
libere strade
gridando.

DESIDERI

Amo la luce,
semplice.
Ho desiderio del quieto,
desiderio consueto.
Ho desiderio del pane;
non amo
il mare, la terra,
me stesso.
Ho voglia del calmo,
volere sano.
Di un vento ho volere.
di un vento leggero
a soffiare
con il mio soffio,
e aspettare,
non certo ma lieto,
un semplice, quieto,
consueto,
mio soltanto
e delle mie cose.


LE MIE COSE

Ho le mie cose.
Le ho avute,
le conduco contento
a stento, forse,
ma sento
che ho avuto le mie cose.
Per esse vorrei,
per queste ancora
io chiedo.
Io chiedo,
io chiedo ogni giorno
ma resto
con le mie cose soltanto.
Solo,
solo con loro io resto,
non solo.
Io credo, io sento,
che ho già avuto le mie cose.
UNA LUCE

Ho avuto una luce
già attesa,
è venuta
una luce
e m’allieta.
Ho toccato
natura,
ogni cosa
si fa più sicura,
ogni moto
si muove
a ragione
ed induce
ad agire sicuro.
Oggi ho avuto una luce.


L'INFAMIA

Ritorna l’infamia.
Ritorna
e si scontra
contro il limpido agire.
Ingenuo respirare
già tormentato.
E’ un concerto terreno.
E’ umano
e inumano.
Per me
è stanchezza
l’infamia che invecchia.
Resta infamia
e m’invecchia.
E’ stanchezza
che mi fa stanco.
Perché tanto?
Ove l’amore?
ch’accesi
e m’accese.
In questo
ritrovo soltanto
un logico,
logoro
ragionare stanco,
che non può
riconoscersi tale.

ISOLA

Isola
di quando tutti
stanno
e io giaccio.
Isola amara,
a pelo dell’acqua
si copre
e si scopre,
affonda
e riemerge.
Incomprensione
di chi
non ha mai giaciuto
o, se
fu prostrato
già ne è dimentico.
Ma la terra
può sempre muoversi
sotto i nostri piedi
e il dolce
sparire.
TU HAI

Hai bruciato innanzi tempo
ogni mio legno
e più ramo non resta
ad ardere. Ne’ brace.

Hai usato nel freddo
ogni mio legno
e più ramo non resta
ad alzare favilla.

Hai versato nell’acqua grande
tutta l’acqua mia
e più non ne resta;
ne’ lacrima scende.

Hai sciupato troppo presto
tutta l’acqua mia
e più non ne resta
a lavare ruggine.

Hai sgranata e molata
la grande mia pietra
e or più non pesa
ne’ polvere alza.

Hai roso e corroso
la grande mia pietra;
della polvere
cenere hai disperso.

Hai soffiato sull’aria
del mio dentro sospiro,
ora sgonfio e vuotato
più non m’ergo.

Hai respirato l’aria
prima del mio respiro;
soffocato ed inerte
più non esisto.

LA LANCIA

Proprio quando
dimentico
stendi le membra
al gioco
la lancia ti punge.
Ricomincia
il duro ricredere
e risolleva
il pensiero a fatica.
Ogni volta più stanco
sino all’ultimo
filo
e proprio quando
sereno hai disteso
la mente
la lancia ti punge

ABITUDINE

Quando
la nebbia ingrigisce
ogni cosa d’attorno,
il respiro si cheta
ma l’ansia
s’affanna.

Qualcosa
è mutata
ancora una volta
e non c’è suono
più, nell’anima mia.

Un solo colore
che tende a scurirsi
ma dietro,
nella disperazione,
ormai so
che c’è luce pronta
a tornare.

Ed annaspo
nell’abitudine.
SE

Se l’uccello non vola,
se il mare non sala,
se il vento non spira,
che vale
morire ?

Se il verde non cresce,
se luce non splende,
se sete non beve,
che vale
morire ?

Se quiete non torna,
se male non viene,
se silenzio non tace,
che vale ?

Se gamba non poggia,
se mano non prende,
se occhio non guarda,
che vale ?

Se carne non brucia,
se fuoco non arde,
se merda non puzza,
che vale
morire ?

Che vale morire,
se sole non sorge,
se pesce non nuota,
se uomo non ama ?
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